Media e manipolazione: tu sei pecora o mulo?

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LA FIONDA

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di Giancarlo Costa – Già, una domanda strana: di fronte ai media sei pecora o mulo? E il sottotitolo potrebbe essere: “Piccola guida su come orientare la pubblica opinione (con esempio pratico)”. I lettori, i radioascoltatori, i teledipendenti, per non parlare degli internet dipendenti. Insomma un po’ tutti siamo, chi più chi meno, intruppati in un gregge che viene orientato a seconda delle informazioni che riceve.

Sono stati scritti trattati nell’ambito della psicologia sociale sulle modalità con cui viene a crearsi “un’opinione”: emozioni, idee pregresse, fattori culturali, conversazioni informali, capacità di discernere le fonti, quantità e qualità delle informazioni ricevute. Ma qui non siamo in sede accademica e questo è un semplice articolo su un blog, quindi tranquilli, non vi tedierò con discorsi su bias cognitivi, effetto Dunning-Kruger o risposte euristiche.


Come orientare la pubblica opinione.


Ma che cos’è l’opinione pubblica? Per il dizionario è in pratica “l’aggregato delle convinzioni mantenute dalla popolazione adulta” e per la sua stessa esistenza necessita di due condizioni essenziali: un sistema (più o meno) democratico che fondi le decisioni politiche sulla volontà popolare, e l’esistenza di mezzi di informazione di massa capaci di diffondere idee e opinioni su largo raggio e in modo capillare.

Peccato che, usando le parole di Joseph Schumpeter: “i politici sono in grado di forgiare e, in limiti molto estesi, perfino creare la volontà del popolo. La volontà popolare è il prodotto, non la forza propulsiva, del processo politico”. E come se non bastasse: “in realtà il popolo non solleva né decide alcun problema, ma i problemi da cui il suo destino dipende sono normalmente sollevati e decisi per lui”.


La volontà popolare è il prodotto, non la forza propulsiva, del processo politico.


Ovviamente lo strumento per attuare questa operazione è il controllo, la gestione e la manipolazione dei mezzi di comunicazione. Come mai quando in qualche paese accade un colpo di Stato la prima operazione di occupazione militare è intervenire simultaneamente su parlamento e televisione? E chissà perché, in maniera certo meno drammatica, ad ogni cambio di governo avviene un rimpasto nelle poltrone apicali della nostra RAI?

Comunque dopo aver appurato e preso coscienza del fatto che le nostre opinioni sono il frutto di una elaborazione che avviene in gran parte esternamente a noi in modo da indurci a elaborare giudizi, creare correlazioni e formulare conclusioni volute da altri, chiediamoci: quali tecniche vengono utilizzate a questo scopo? Secondo un documento attribuito a Noam Chomsky esistono almeno 10 strategie di manipolazione attraverso i mass media. Per chi fosse interessato, il testo di Della Luna e Cioni “Neuroschiavi: manuale scientifico di autodifesa” illustra in dettaglio quali metodi risultano essere i più efficaci nel manipolare le masse o i singoli verso obiettivi prestabiliti dal potere. Creare un nemico, ripetizione di un messaggio e il discredito sono ad esempio procedure base che un qualunque soggetto politico o sociale che voglia orientare il pensiero del “gregge” deve conoscere come un pasticcere gli ingredienti del tiramisù.


Controllo, gestione e manipolazione dei media.


Queste strategie di ampio respiro utilizzano poi anche semplici “trucchetti” grafici o lessicali. E oggi ve ne mostro uno. Facciamo finta che io faccia parte, più o meno consapevolmente, di una lobby o di un movimento il cui scopo è creare uno scontro tra parti della popolazione in base al sesso di appartenenza. Il nemico è già stato creato: è l’uomo in quanto maschio. Ho già inviato ripetuti e pervasivi messaggi su come la violenza sia, in pratica, una caratteristica maschile. Ma ohibò che succede? Succede che anche le donne praticano atti violenti. Del resto sono esseri umani anch’esse, con pregi e difetti. E oggi mi trovo a dover commentare l’ennesimo abuso ai danni di soggetti indifesi, come gli anziani malati, in cui l’aguzzina è una figura femminile. Anzi tre.

Che faccio? Ho diverse possibilità. Una potrebbe essere non comunicare la notizia. Non la riporto, semplicemente faccio finta che non sia accaduto nulla. Ah…però questa sarebbe censura e potrei essere accusato di adottare metodi fascisti. Ecco allora sai cosa faccio: non gli do rilevanza. La prima pagina se la scordano. Nella homepage lascio per parecchi giorni la lite Sgarbi-Mughini che, quella si, è interessante per il grande pubblico. Anzi, ora che ci penso non fa altro che alimentare come siano irascibili e iracondi questi uomini. Si, la notizia delle botte ai malati di alzheimer si merita solo la cronaca locale. Però c’è un problema: metti che qualcuno scova la notizia e poi si mette in testa di condividerla? Le pecore vedono il titolo in grassetto e mica vanno a leggere l’articolo: si formano un’opinione solo con quello. Uhm. Trovato! Titolo così!

palermo

Basta una vocale. Denunciati invece che denunciate e il giochetto è fatto. “Denunciati” implica dei soggetti maschili. In psicologia si direbbe che viene attivato il sistema di valutazione euristico, quello di primo impatto. “Le euristiche sono semplici ed efficienti regole con cui gli umani risolvono, danno giudizi, prendono decisioni di fronte a problemi complessi o informazioni incomplete”. La riflessione, il ragionamento e l’approccio critico verranno dopo. Forse.

Il “voler capire” richiede uno sforzo consapevolmente attivato, non essendo gestito dall’istinto, ed è anche piuttosto “pigro”, nel senso che generalmente tenderà a confermare la prima ipotesi prodotta in modo automatico, senza verificarla (salvo che noi stessi non gli chiediamo di farlo). Questo è anche favorito dall’abbassamento sempre più accentuato della volontà di informarsi attivamente da parte della popolazione media. Lo stato passivo degli individui li rende più soggetti alla manipolazione. Siamo insomma di fronte ad una distorsione cognitiva di cui il gregge di pecore non ha neanche consapevolezza. Serve un’ostinazione da mulo per interpretare la realtà, insieme alla disponibilità a prendere bastonate senza muoversi di un millimetro rispetto ai propri valori. E dunque la domanda resta: tu cosa sei, pecora o mulo?


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