Niente storia, siamo svedesi

scuola Svezia

La patria del femminismo e genderismo applicati riforma i propri percorsi formativi relativi alla storia. Il problema è reale: nei gradi scolastici corrispondenti alle nostre scuole medie, il tempo dedicato all’insegnamento della storia è troppo poco rispetto alla secolare storia umana. Tutto incluso, dall’homus erectus fino alla caduta del Muro di Berlino, non c’è abbastanza spazio nel normale percorso scolastico. Dunque che fare? Investire in formazione e aumentare le ore di scuola? Nossignore, siamo svedesi e della storia antica non ci importa nulla, dunque si va di mannaia.

Ecco allora che il tavolo ministeriale sull’istruzione decide di tagliare di netto i programmi scolastici di storia. Non si insegnerà più nulla di antecedente all’800. Ma quale cultura greca e romana? Ma quale nascita della democrazia e della civiltà occidentale? Il focus va dato agli eventi cruciali del ‘900, ovvero alla Seconda Guerra Mondiale, all’Olocausto, al razzismo, alle migrazioni, ai cambiamenti climatici e alle questioni di genere. Questi sono i nuovi pilastri su cui gli svedesi del futuro devono formarsi.


Siamo svedesi e della storia antica non ci importa nulla.


storia hitler stalin

Lo storico svedese, molto noto in patria, Dick Harrison ha parole piuttosto chiare e nette su questa decisione: “orribile, bizzarra, assurda… una decisione fottutamente fuori di testa”. Eppure, in quanto storico, dovrebbe essere in grado di comprendere piuttosto bene il presente e l’evoluzione che ha portato il suo paese a una boiata del genere. L’obiettivo generale è sradicare i cittadini del futuro. Letteralmente. Quale migliore strategia, a questo scopo, di tagliare di netto le fondamenta stesse della storia, dando il massimo risalto agli eventi più recenti, magari letti in ottica “liberal”, femminista, genderista e post-modernista?

Ecco allora che si prospetta un futuro di piccoli svedesi (ma sicuramente l’iniziativa si estenderà a tutto l’Occidente) secondo cui il mito di fondazione risale a Hitler, all’olocausto, al razzismo, a Greta Thunberg e all’ecologismo emotivo, ale migrazioni e soprattutto alla liquidità di genere. Naturalmente di quel mito non fanno parte i milioni di morti del regime sovietico, ci mancherebbe o un conteggio oggettivo dell’androcausto che ha segnato tutta la storia dell’umanità. Non resta da chiedersi che tipo di automi apolidi e privi di identità sortiranno da una siffatta censura dei programmi scolastici di storia. Probabilmente un esercito di Social Justice Warriors timorosi di aprire bocca o di agire, a meno che non si tratti di zittire violentemente chi non la pensa come loro.


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