“Non Una Di Meno” assolve (ed esalta) Assunta Casella

caselladi Fabio Nestola – Lo scorso 9 ottobre i media riportavano la notizia dell’evasione di Assunta Casella, che nel giugno 2016 ha ucciso il marito Severino Viora. Condannata dal Tribunale di Cuneo a 21 anni di carcere per omicidio volontario e occultamento di cadavere con l’aggravante della premeditazione, pena confermata dalla Corte d’Appello di Torino, quindi anche dalla Cassazione. Tre successivi gradi di giudizio hanno ribadito la stessa sentenza; l’istruttoria che ha ricostruito le fasi del delitto dice che “la Casella aveva pianificato di uccidere il marito almeno un mese prima, quando ha comprato lo Zolpidem che poi ha usato per mettere in atto l’omicidio (…) il farmaco è stato utilizzato per sedare la vittima, poi deceduta per asfissia meccanica”. Cioè strangolata.

La difesa di Assunta Casella per giustificare il delitto ha sostenuto che fu venduta dalla madre all’età di 15 anni per un matrimonio combinato con Severino Viora, 20 anni più vecchio di lei, e da allora abbia subito 45 anni di maltrattamenti. Ormai è impossibile qualsiasi riscontro o ammissione di tali dichiarazioni, essendo deceduti sia la presunta venditrice che il presunto compratore. Che poi sarebbe anche il presunto carnefice per 45 lunghissimi anni. Tre diversi tribunali non sembrano aver valutato congrue le giustificazioni di Assunta, liberarsi del marito ammazzandolo non può essere una reazione legittima.


Tre successivi gradi di giudizio hanno ribadito la stessa sentenza.


Era agli arresti domiciliari in una struttura protetta, un appartamento alla periferia di Torino, se ne è allontanata quando ha saputo della condanna confermata in Cassazione. Latitanza durata due soli giorni, poi si è costituita. Tuttavia la notizia dell’evasione ha subito scatenato la solidarietà di Non Una Di Meno, attraverso il post di una persona che scrive dalle Marche

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“Buona fortuna, sorella”. Il solito vittimismo dilagante, secondo il quale Assunta avrebbe dovuto restare impunita dopo aver strangolato Severino. Uccidere è cosa buona e giusta. Uccidere per vendetta è cosa buona e giusta. Soprattutto la vendetta rosa è cosa buona e giusta, lascia intendere il tribunale-ombra di NUDM. Ma lo Stato ha dimostrato di essere contro Assunta, scegliendo di condannarla. Curiosa la teoria della macchinazione sessista: forse non sa l’autrice del post, o finge di non sapere, che lo Stato maschilista, patriarcale e prevaricatore, nella persona del PM Nicoletta Quaglino (una donna), aveva chiesto l’ergastolo. A opporsi sono stati il presidente della sezione di Corte d’Appello, Fabrizio Pasi, e i difensori Chiaffredo Peirone e Giuseppe Caprioli. Tre uomini.

Non conosco la composizione della sezione di Cassazione che ha emesso la sentenza di legittimità, per curiosità mi informerò se anche questa era composta da inflessibili donne maschiliste o da uomini più indulgenti. L’inquinamento del femminismo suprematista, che fa del vittimismo la colonna portante della narrazione, deve vedere una discriminazione di genere ovunque e comunque, invariabilmente improntato al must vittima di violenza. Il post prosegue infatti con un delirio che tocca vertici difficilmente superabili. Vediamo come.


Il solito vittimismo dilagante.


“Ad Assunta va una condanna esemplare”. Non è vero, la condanna esemplare per omicidio volontario e occultamento di cadavere, con l’aggravante dalla premeditazione, sarebbe l’ergastolo. Prova ne sia che il carcere a vita era stato chiesto dalla Procura Generale. “Nel paese dove ogni giorno muore almeno una donna per mano di un uomo”, ok, siamo al delirio. Le menzogne sui femminicidi hanno come unico limite la fantasia di chi le diffonde: una vittima ogni tre giorni, ogni due giorni, una al giorno, ora si arriva persino ad almeno una al giorno. Vale a dire che un femminicidio al giorno è la soglia minima al di sotto della quale è proprio impossibile scendere, spesso ce ne sarebbero due al giorno. Cioè come minimo 400 cadaveri ogni anno, se non di più. Nessuno l’aveva mai sparata così grossa.

“Che poi viene assolto o giustificato da un tribunale”, quindi gli omicidi delle donne di regola restano impuniti, per gli assassini fioccano le assoluzioni o al massimo condanne blande, magari da scontare ai domiciliari o in ospedale psichiatrico.  La casistica criminologica dice esattamente il contrario. “Donne, dice la sentenza, non osate ribellarvi”, una personalissima interpretazione dell’autrice del post, sfacciatamente funzionale al vittimismo imperante. Al contrario, ogni persona vittima di violenza deve ribellarsi, ma con gli strumenti previsti dalla legge. Probabilmente la nostra amica non è avvezza alle sottigliezze del Diritto, ma almeno dovrebbe sapere che la vendetta rusticana non è ammessa dal nostro ordinamento. Per questo il messaggio ripetuto costantemente da giornali e tv, intellettuali, testimonial dello spettacolo, parlamentari e forze dell’ordine è “denunciate, denunciate, denunciate”, e non, almeno per ora,  “vendicatevi ammazzando”.


Nessuno l’aveva mai sparata così grossa.


“La violenza colpisce voi, dicono gli spot, ma non si può dire chi la fa”, ma dove vive la nostra amica? La donna è vittima di violenza, però non si deve sapere da parte di chi… ma se non si parla d’altro, ad ogni ora del giorno e della notte, su ogni emittente pubblica e privata, con campagne di sensibilizzazione istituzionale, in ogni agenda politica? Oppressione, sessismo, discriminazione, patriarcato, maschilismo, violenza domestica, violenza di genere… emerge prepotentemente lo stereotipo della donna-vittima contrapposta all’uomo-carnefice. Solo l’autrice del post non se ne è mai accorta.


“Non si può ammettere che una donna senza indipendenza economica non avrebbe trovato nella denuncia, nella separazione, nel divorzio alcuna alternativa”, quindi se non sei Veronica Lario non ti resta che ammazzare tuo marito. Insomma questo maschicidio deve essere legittimato a tutti i costi, non c’era alternativa, l’assassina dovrebbe essere portata in trionfo, l’eliminazione fisica del marito violento andrebbe imposta per legge. Legge che invece, pensa un po’, prevede l’allontanamento del marito violento, mantenimento al coniuge economicamente più debole, gratuito patrocinio per chi denuncia violenze, case di fuga, ordini di protezione, codice rosa in ospedale e codice rosso in procura.


Se non sei Veronica Lario non ti resta che ammazzare tuo marito.


“Non passi l’idea che se non avessi agito nell’ombra forse saresti morta prima tu, e poi lui lo avrebbero assolto per l’onore di un uomo ferito”, no vabbè, meglio il maschicidio preventivo… che ne so se prima o poi quello mi ammazza? Nel dubbio, strangolo. Se fossero vere tutte le ininterrotte violenze lunghe 45 anni, sarebbe stata più a rischio una povera donna in balìa dell’orco 30enne o 40enne, mentre Severino Viora è stato ammazzato quando ormai ne aveva 79, quindi oggettivamente molto meno pericoloso di quando di anni ne aveva la metà. Ma questa è una mia riflessione non compresa nelle carte dell’istruttoria. Istruttoria che invece ha appurato che Assunta non abbia agito per reazione alle angherie subite, ma perché “voleva rifarsi una vita senza di lui”, testuale.

Poi lui lo avrebbero assolto, su questo aspetto la nostra amica nutre incrollabile certezza. Come sempre, direi. Non c’è un solo uomo in galera per l’uccisione della moglie, tutti a spasso. “Lo Stato ha scelto”: la chicca finale, macchinazione di sistema perché l’Italia è un paese patriarcale, legittima gli uomini che ammazzano le donne e condanna solo i crimini inversi. Il guaio è che, temo, questo post sia stato scritto senza provare un briciolo di vergogna.


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