William Pezzulo: il simbolo vivente del doppio standard


William PezzuloWilliam è anzitutto un amico. Amico mio, ma amico soprattutto di tutti gli uomini d’Italia, sia quelli “risvegliati” rispetto al regime in costruzione e già ormai molto ben consolidato di oppressione del genere maschile, sia di quelli che ancora non si accorgono di nulla o addirittura fiancheggiano il sistema, ritenendo così di ottemperare a una forma di rispetto o risarcimento verso il genere femminile. In realtà, si sa, costoro sono i complici di un apparato di soldi e potere sbilanciato e iniquo, che prende sempre più le fattezze di una macchina capace di macinare l’uomo, spremendone via tutto ciò che può per poi gettarlo come cosa sacrificabile. William rappresenta anche loro, gli ignari e gli ignavi, quelli che si risvegliano all’improvviso solo quando si trovano impantanati nei guai.

William Pezzulo è una divinità. Porta i segni della sua elevazione alla dignità di un nume tutelare sulla sua pelle e sul suo volto, ma non solo. Troppo facile ungere una persona con l’olio santo del martirio soltanto contemplandone le ferite esteriori. William, da Uomo, va oltre. Molti anni sono passati da quando è stato aggredito con l’acido dalla sua ex compagna e da allora ha subito un numero imprecisato di operazioni chirurgiche funzionali ed estetiche, alcune andate bene, altre andate male. L’avete mai sentito lamentarsi o piagnucolare? Mai. E’ mai stato ospitato o menzionato sui media di massa? Qualche volta, contabile sulle dita di una mano, e sempre a modo loro, con quel certo scetticismo strisciante rispetto alla sua condotta di uomo, quasi avesse meritato di finire in un mare di acido per mano della sua ex. Eppure lui è rimasto umile, riservato, appartato, silenzioso nella sua forza e nella sua resistenza.


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Le istituzioni lo hanno aiutato o insignito di qualche riconoscimento? No, erano troppo impegnate a occuparsi di casi simili ma con danni assai meno gravi che avevano coinvolto delle donne. Lucia Annibali e Gessica Notaro, per esempio, sono state insignite del Cavalierato della Repubblica dall’ex Presidente Napolitano. Due petizioni perché si desse lo stesso riconoscimento a William, non solo sfigurato ma ora disabile a causa dell’acido, hanno ricevuto la risposta dal Quirinale: “non possiamo mica fare tutti cavalieri!”. Eppure William non ha mai protestato per questo trattamento, vergognosamente sbilanciato anche dal lato giudiziario, perché anche lì il doppio standard è la norma. Per non parlare delle risorse: una donna in difficoltà ha decine di fonti cui attingere per avere sostegno. William le sue cure se l’è dovute pagare da solo, col sostegno della famiglia e di qualche sporadica raccolta fondi sul web. William non ha perso tempo a frignare o a fare baccano. Da Uomo, da innocente, ha tenuto e tiene duro, senza tante storie. Colpevoli sono gli altri che lo ignorano o lo dimenticano. Sono gli altri a doversi vergognare, non lui.

Di William mi sono occupato spesso su queste pagine. Qui trovate una rassegna degli articoli che ho scritto. In giro per il web trovate tantissimo altro materiale, se vorrete approfondire la vicenda di un Uomo, anzitutto, ma anche di una vittima multipla di un apparato impostato per discriminare in modo sistematico le persone di sesso maschile, specie se vittime di soprusi o violenze. In quanto tali, dopo l’iniquità, esse sono destinate all’oblio. Ma io no, noi no, di William non ci dimentichiamo. E così ho pensato di confezionare con lui, ora che siamo a un passo dalla grande messinscena della “Giornata mondiale contro la violenza sulle donne” del 25 novembre, un breve video di riflessione, di saluti e auguri a tutti, uomini e donne, ma specialmente agli uomini. A cui deve arrivare un doppio messaggio: è sempre vero che “stalker sarai tu”, ma attenzione perché lo è anche “William potresti essere tu”, dalla violenza femmina subita all’umiliazione e all’ingiustizia perpetrate dal sistema.


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Un grazie di cuore a William Pezzulo per il suo contributo video. Chi volesse supportare la sua battaglia, lo trova su Facebook, qui.


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