Lucia Annibali, Onorevole, difende forse i sotterfugi?

Questo blog ha interrotto le pubblicazioni il 14/09/2020, dopo 4 anni di attività.

Le sue tematiche sono ora sviluppate da una nuova piattaforma:

LA FIONDA

https://www.lafionda.com

Lucia Annibali

di Alessio Deluca – Lucia Annibali, dopo essere astutamente scivolata dal PD al partitello di Matteo Renzi, rilascia dichiarazioni indignate, accompagnate da un video, perché la Regione Lombardia ha negato al centro antiviolenza CADMI (Casa di Accoglienza delle Donne Maltrattate di Milano) la gestione di un altro centro antiviolenza, dunque l’acchiappo di ulteriori fondi pubblici, localizzato a Corsico. Motivo del rifiuto? La Regione Lombardia esige che vengano comunicati almeno i codici fiscali delle donne, inserendoli nella banca dati dell’Osservatorio Regionale Antiviolenza, gestito dalla Regione stessa.

“Una richiesta scorretta e sbagliata”, dice Annibali, perché i centri antiviolenza “lavorano sull’anonimato per proteggere le donne e le loro storie”. Un concetto e una presa di posizione quantomeno bizzarre, considerato che Annibali è parlamentare e pure avvocato. Come tale dovrebbe sapere di dire una sciocchezza definendo la richiesta della Regione Lombardia in quel modo. Dovrebbe sapere che l’ente regionale è un ente pubblico, come tale titolato a chiedere, avere e proteggere i dati personali dei cittadini, anche quelli più sensibili.


Non sono forse questi “dati sensibili”?


Se fossi cittadino lombardo, ad esempio, la stessa Regione saprebbe tutto, ma proprio tutto della mia condizione sanitaria. Che esami ho fatto (e i loro risultati), se sono stato ricoverato, per quanto tempo, per quale patologia, se sono ancora vivo o no, quali farmaci prendo, a quali medici mi rivolgo e altro. Non sono forse questi “dati sensibili”? Per la nuova normativa europea assolutamente sì. Eppure ogni cittadino li consegna con fiducia all’ente pubblico preposto.

Non diversamente accade per le tasse. L’Agenzia delle Entrate sa quante tasse pago (se le pago), se le rateizzo, dove ho il conto in banca, in cui volendo potrebbe anche sbirciare, più altre informazioni sulla mia vita. Non basta? Parliamo di giustizia allora: presso la Questura e il Tribunale di ogni città, funzionari pubblici possono sapere se un cittadino ha subito denunce, procedimenti, condanne e per cosa, chi è il loro avvocato e se hanno scontato un’eventuale pena. Ancora: possono sapere se loro hanno presentato una denuncia, una querela, un esposto e che iter hanno poi seguito. Non sono forse anche questi dati talvolta sensibilissimi?


I centri antiviolenza lombardi non sono nuovi a conflitti del genere.


Sì, lo sono, ma nessuno in questi casi solleva il minimo problema. Si tratta di enti pubblici, è lo Stato, in qualche misura siamo noi stessi. È per questo che consegniamo senza troppi problemi i nostri dati, anche quelli più sensibili e ci fidiamo che vengano ben conservati e protetti. Ma no! C’è qualcuno che vuole essere eccezione! Chi, se non i centri antiviolenza? Tutti consegnano tutto in termini di informazioni allo Stato, ma loro no, esigono di essere sollevati da quel dovere. Privacy, dicono. I loro non non sono dati sensibili ma “ipersensibili”, anche se non si capisce bene perché. Protezione della donna, sostengono. In quanto tale, e solo in quanto tale, meritevole di una via preferenziale e di un privilegio. Nient’altro.

I centri antiviolenza lombardi non sono nuovi a conflitti del genere con la loro Regione (qui se n’è già parlato, assieme a un caso simile in Calabria), che è rigorosa e giustamente ferrea nel voler sapere quanti accessi reali ci sono, dunque quanto è davvero grave il fenomeno della violenza di genere sul territorio. Annibali dovrebbe plaudere a questo rigore, in quanto parlamentare e in quanto avvocato. La legge si rispetta, ed è uguale per tutti. Invece no: lei e le altre chiedono esenzioni. Ma perché, alla fine? La spiegazione è una e una sola, semplice e sempre la stessa: consegnare i codici fiscali, che sono unici e personali, non consentirebbe di barare sui numeri relativi agli accessi, da un lato, e dall’altro darebbe la reale misura del fenomeno, che come si sa è in realtà minimale.


Gli accessi reali sono poche decine all’anno.


I centri antiviolenza con questa cosa non scenderanno mai a patti. Non tutti per lo meno. Alcuni in Lombardia hanno accettato di buon grado la richiesta della Regione Lombardia, e probabilmente sono quei pochi che lavorano con trasparenza ed efficacia. Poi ci sono gli altri, tutti gli altri, che non ci stanno a esibire che gli accessi reali, intesi quelli per cui davvero è richiesto un intervento, sono poche decine all’anno. Non ci stanno a non poter più dire impunemente che sono milioni di milioni, come le stelle di un famoso salame. Soprattutto non ci stanno ad ammettere che non c’è giustificazione alcuna al loro assurdo proliferare, se comparato al reale numero dei casi. Sai com’è, ci sono posti di lavoro, soldi facili e posizioni di potere in gioco, ma che vuoi scherzare? Si tenga a mente, in ogni caso, che se sei cittadino normale, devi consegnare ogni tua informazione allo Stato. Se sei donna e dici di aver subito violenza, invece, dovresti poter essere esentato. Ma quanto suona paradossale? Oltre a questo, si tenga anche a mente, per le prossime elezioni, che una parlamentare di Italia Viva, a nome Lucia Annibali, ha difeso tutta questa porcheria.


 

Leave a Reply

Your email address will not be published.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: