Riforma di separazioni e affidi: le femministe si imbizzarriscono

varie_taceredi Anna PoliIl femminismo è stato il primo movimento di critica storica alla famiglia e alla società. Dal “Manifesto di Rivolta Femminile”. Uno dei miei hobby preferiti è calare le braghe agli incoerenti, da dietro, avete presente? Passare fischiettando alle spalle dello zimbello ignaro, abbassargli i calzoni e poi scappare salutando con la mano lo schieramento delle sue innumerevoli contraddizioni, che rimane lì, nudo come il suo culo.

Ma cominciamo dall’inizio, dalla passeggiata dietro alla vittima che ancora non sa. Con il termine femminismo, Treccani ci dice, si indica il “movimento di rivendicazione dei diritti economici, civili e politici delle donne; in senso più generale, l’insieme delle teorie che criticano la condizione tradizionale della donna e propongono nuove relazioni tra i generi nella sfera privata e una diversa collocazione sociale in quella pubblica”. Dunque è la posizione di chi sostiene parità politica, economica e sociale tra i sessi, a partire dall’idea di base secondo cui le donne sarebbero state e sarebbero tuttora discriminate. A questo si aggiunge, nella sua odierna evoluzione, la convinzione secondo cui il sesso biologico non dovrebbe essere un fattore predeterminante dell’identità sociale.

#grafica_marionetteConcettualmente non sarebbe neanche male, se solo le femministe non fossero portatrici tutt’altro che sane di bullismo e incoerenza. In pratica, tutto funziona finché si sostiene una parità tra i sessi che sempre più frequentemente sfocia in privilegio immotivato (e chi non la sosterrebbe?). Ma cosa succede quando ad essere chiamati in causa sono i ruoli genitoriali di madre e di padre? A rigore di logica ci si dovrebbe aspettare la standing ovation dell’intero movimento femminista di fronte alla proposta di legge più femminista dell’anno: il disegno di legge in materia di affido condiviso presentato dal Senatore Pillon. Un testo che, di fatto, si basa sulla parità e sulla messa al bando di una delle ultime roccaforti culturali di quell’obsoleto sistema patriarcale in cui uomo sta a lavoro e a pagnotta come donna sta a figli e a caminetto. Eppure, da non credere, le femministe gridano “al maschilismo!”. Anche qui! “Il femminismo è stato il primo movimento di critica storica alla famiglia e alla società”. Di critica, appunto. Chiacchiere e schiamazzi. Poi nella pratica, col cavolo che le madri mollano l’osso a favore della parità.

Giù le braghe, femministe! Oh voi, che con virilità maschia avete bruciato le sottane per andare a fare le cose da uomo, voi che con il pettorale rigonfio (grazie al cielo non ancora villoso) pretendete arrabbiate di fare gli uomini meglio di quanto non lo facciano loro, ditemi sillogisticamente dove sta l’inghippo: se l’uomo deve abituarsi all’idea che le donne abbiano qualità e capacità pari alle sue per dirigere un’azienda o un paese, come mai la donna non considera minimamente l’ipotesi che l’uomo possa avere tutte le qualità e le capacità che servono per fare il padre allo stesso modo di come lei fa la madre? Non andate forse in giro urlando che il sesso biologico non deve essere fattore predeterminante dell’identità sociale? La logica dice, dunque, sulla base di quanto sostenete voi non io, che un uomo può essere una madre perfetta, tanto quanto una donna. Ops!

grafica_famigliaLungi da me il voler passare da femminista, me ne guardo bene, ma ritengo la proposta di legge del Senatore Pillon un buon punto di partenza, nonostante sia un’apologia del femminismo. Talmente femminista che le femministe stesse ne sono rimaste terrorizzate. Separazione senza la garanzia di un mantenimento da parte dell’uomo-bancomat? Bambini che frequentano il padre tanto quanto la madre? Questa è la parità che fa paura, perché un conto è rivendicare indipendenza e pari opportunità, tutt’altro conto è averle. E “La Repubblica” (delle donne), sull’onda di una razionalità in vacanza, titola al volo “Ddl Pillon: una assurda proposta maschilista contro tutto e tutti”. Maschilista? Contro tutti chi? Contro la maternal preference, certo. Che non è tutto e non è tutti, è solo il luogo comune, il retaggio di una mentalità vecchia che dice che l’uomo gestisce e porta a casa i soldi, mentre la donna la casa la pulisce e coccola la numerosa prole. La stessa mentalità che tanto schifa le nostre confuse femministe, quando fa comodo a loro.

Il disegno di legge proposto dal Senatore Pillon è fondato sull’idea di base secondo cui la bigenitorialità e l’avere due genitori in egual misura presenti nella propria vita è e deve essere il principale e sacrosanto diritto di ogni bambino che sia figlio di separati. Ma il problema non è questo, il problema che tanto assilla le mamme-orsa non è il tempo in più che i loro bambini passeranno coi papà, a questo ci si può adeguare, tant’è vero che i giornali praticamente non menzionano l’ipotesi. Il problema vero è l’assegno. Quello le madri (moderne e indipendenti?) proprio non lo vogliono mollare. Il mantenimento diretto, eccolo il mostro! Ben nascosto dietro blaterate senza fondamento tipo quelle pubblicate da Letteradonna: “sono frequentissime le situazioni nelle quali, in particolare (per non dire sempre) le donne, si ritrovano in una posizione tutt’altro che paritaria con l’ex coniuge. Una applicazione puntuale della legge porterebbe il minore (nell’interesse supremo del quale il Ddl doveva essere pensato) a vivere in ambienti disomogenei o addirittura completamente diversi, perché frutto delle possibilità di uno e dell’altro genitore”. Forse la signora Luisa Rizzitelli, autrice della suscritta cretinata, avrebbe dovuto almeno leggersi il testo della proposta, scorrerlo quantomeno, prima di sputare il suo fiele senza capo né coda. Forse, ma solo forse, avrebbe così potuto porsi un paio di domande laddove si dice chiaro: “nel piano genitoriale deve essere indicata la misura e la modalità con cui ciascuno dei genitori provvede al mantenimento diretto dei figli, sia per le spese ordinarie sia per quelle straordinarie, anche attribuendo a ciascuno specifici capitoli di spesa, in misura proporzionale al proprio reddito…”. Che dire, per accorgersi che il mantenimento economico non scompare, semplicemente si cerca di accertare che questo vada davvero al figlio e non alle estetiste delle ex, bastava leggere. Ed essere in buona fede.

varie_donnauomoInformarsi, prendere coscienza, farsi domande, tutte azioni che richiedono silenzio (questo sconosciuto!) e concedersi un po’ di tempo per pensare e vedere se magari non ci sia qualcosa di buono anche in quello che dicono gli altri e non solo noi. Sì, proprio quegli altri che appartengono a un partito politico che non è il nostro, quelli che mai ci saremmo aspettati, gli altri che a volte sono maschi. Perché i maschi non sono sempre maschilisti e insensibili buoni a nulla, spesso sono uomini che hanno imparato a fare i papà presenti anche se la storia ha insegnato loro la distanza. Uomini che hanno saputo cambiare in meglio il loro ruolo e che ora ne rivendicano la parità. Capaci di fare una proposta di legge che mette al centro i figli e non i soldi, la loro stabilità mentale e non le umoralità degli adulti in conflitto, le loro esigenze vere, che sono di presenza, non di status. Questa sì che è rivoluzione culturale di genere. Insomma, femministe… sarà per la prossima volta, grazie lo stesso.


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8 commenti

  1. Al di là delle definizioni formali, ho capito che la parola “femminista” significa che il privilegio materiale ed economico alla donna va bene, “maschilista” che va contro un privilegio femminile.
    In pratica, sono sintonizzate al loro esclusivo specifico interesse e non alla parità dei diritti e doveri.
    Difatti se si va ad analizzare le loro richieste e confrontate con equità di doveri si scoprono forti incoerenze.
    Con la scusa del vittimismo fanno le furbe per scaricare i pesi agli altri.

    Piace a 1 persona

    1. …Detto nel gergo del “parla come magni”: “fanno le frocie col c**o degli altri (uomini)”. Il che è precisamente il fine, dissimulato, del femminismo storico: quello spiegato da Warren Farrell con l’espressione “essere sposate con lo Zio Sam”, e cioè: dopo aver scaricato il marito, farsi mantenere dal governo (senza alcun obbligo di contro-prestazioni).
      Andando a guardare i bilanci dei Paesi occidentali industrializzati, si vede che i 2/3 delle tasse sono pagati dagli UU, e i 2/3 di Welfare-Sanità sono erogati alle DD: quindi, le DD continuano a farsi mantenere dagli UU, anche senza “dover fare la moglie” di nessuno di loro.
      Ora: su un piano storico-politico, che una qualsiasi categoria sociale rivendichi diritti (o presunti tali – perché la genuinità di un diritto si valuta alla luce dell’assolvimento del corrispondente obbligo…), ci sta: ecco, dunque, che – per l’ennesima volta – la questione si sposta dalle DD agli UU: la Questione Maschile non sta tanto nel comprendere e smascherare il femminismo (banale nella sua logica di rivendicazioni sindacali), quanto nel comprendere che gli UU – o almeno: l’élite Alpha che incarna lo Zio Sam – considera la massa degli UU-Beta SACRIFICABILE a vantaggio delle DD.

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      1. Trovo osceno o è disdicevole che lei mi mandi uno scritto di una controfemminista (e purtroppo cene sono tante), io, per esperienza personale sono stata derubata e defraudata sia dei miei beni che dei miei figli!, quindi qs parlamentare che di famiglia sa solo quello che è scritto negli annali della lega, fa arrabbiare molto di più SIMULANDO, LA PARITÀ GIURIDICA È SOCIALE

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  2. Ottimo articolo.

    Da “Repubblica” un paio di perle di Annamaria Bernardini De Pace:

    PRIMA PERLA:
    Secondo Annamaria Bernardini De Pace il testo è “imbarazzante“, “maschilista” perché “dispone un’assurda parità materiale e di contabilità”

    Ora: o “il testo è maschilista”
    Oppure “dispone un’assurda parità”
    Non può essere entrambe le cose contemporaneamente, ammenoché non si voglia asserire che il maschilismo è per la parità assoluta tra i coniugi e i sessi…

    SECONDA PERLA:

    “Chi va a spiegare ai papà in carriera, che per almeno 12 giorni al mese, non posso essere più pronti al richiamo del capo?”

    Si commenta da sola.
    Una donna che dice cose simili è una casalinga ottocentesca mancata, e non può essere altro.
    Non dovrebbe lavorare né avere diritto di voto, un uomo dovrebbe badare a lei: non che ciò sia giusto per tutte le donne, per moltissime non lo è, ma per QUESTA donna con QUESTE idee sarebbe senz’altro la soluzione migliore.

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