Bibbiano: più che un raffreddore, una vera e propria lebbra

di Alessio Deluca – In molti si sono chiesti come mai diversi mezzi di comunicazione ultimamente abbiano recuperato l’immagine e le istanze di alcuni personaggi controversi della vicenda Bibbiano cercando di ritinteggiarli con una mano di presentabilità. L’Espresso, tra i più importanti, ma anche il Resto del Carlino e testate online come Il Dubbio, Voci Vere, si sono sperticati a dire quanto fossero affidabili i servizi sociali da quelle parti e come, tutto sommato, Claudio Foti sia una brava personcina, oltre che un professionista di alto livello. Quest’ultimo ha preso la palla al balzo e sul suo profilo Facebook ha tempestato con sbrodolate interminabili intrise di toni vittoriosi, manco fosse stato già scagionato da tutto. Quello che non gli manca, va detto, è il coraggio: esporsi mediaticamente e sbilanciarsi a quel modo con un rinvio a giudizio sulla testa significa avere fegato. O essere un po’ fuori di testa (e le due cose spesso coincidono).

L’operazione mediatica, sebbene insistita e ben orchestrata, parte con una tempistica ben precisa. Si è in attesa infatti dei riscontri dell’inchiesta “Angeli e demoni” e di capire quale sarà la procedura successiva, quali le accuse definitive, gli imputati, le date delle udienze. Insomma si sta per entrare nel vivo di quello che non è soltanto un processo a singoli individui e alla loro responsabilità personale, ma a tutto intero un sistema di gestione degli affidi e, soprattutto, a un approccio metodologico ben identificabile, quello degli abusologi della verifica. Si tratta di professionisti che hanno abbracciato una linea di condotta professionale che ha nel CISMAI la propria fonte filosofica primaria, la cui efficacia e fondatezza è stata smentita ad ogni livello dagli studiosi internazionali e che, alla fine, approccia il bambino solo ed esclusivamente per trovare nelle sue parole o azioni conferme dei propri teoremi di partenza. O pregiudizi, che dir si voglia. Primo e più importante di essi: il bambino è sempre abusato e sempre da un genitore, praticamente sempre dal padre.


Una cappa plumbea.


abusiA prescindere dai nomi, sono questi aspetti metodologici che finiranno alla sbarra e verranno giudicati da un tribunale, dopo essere stati ampiamente condannati dagli esperti di tutto il mondo. Il battage mediatico di Foti e dei media solidali non tanto a quel metodo, ma alle coperture di una politica che aveva sposato ciecamente il “metodo Bibbiano”, serve come fuoco di sbarramento. Trascinare un procedimento penale sui media è uno dei tanti modi per fare pressione sui magistrati che, nella maggior parte dei casi, non amano il rumore attorno ai processi. Anche se con scarso successo, visto che ad accodarsi tra le testate importanti c’è soltanto un Espresso ormai privato di ogni autorevolezza, quel sistema che tutto intero finirà sotto giudizio cerca in sostanza la protezione mediatica, illudendosi che l’ondata del “parlateci di Bibbiano” si sia esaurita nel mare fatuo pieno di sardine o di un negazionismo che in realtà è per l’opinione pubblica meno di una pallottola spuntata.

Basta infatti che, come accade in questi giorni, trapelino stralci di ulteriori intercettazioni tra i protagonisti della vicenda, come se già non bastassero quelle già note, per far scendere una cappa plumbea sull’intera faccenda. Il 14 novembre del 2018, alle 17.52, uno degli assistenti sociali intercettati manda un messaggio a un collega: “Hanno messo in piedi un sistema che per cambiare dovrà esplodere e lasciare morti e feriti sulla strada. La Federica per prima, ma subito dopo ci siamo noi”. Federica è naturalmente Anghinolfi. Altrove si parla di bambini dati ad ex esponenti delle Brigate Rosse condannati e di magistrati giudicati “tonti”. Un delirio di onnipotenza esercitato sulla vita di famiglie e bambini dove risulterà poi non esserci traccia di abusi. A ciò si aggiunga la promozione di affidi omogenitoriali, sotto l’egida di un Tribunale dei Minori di Bologna per principio favorevole a quel tipo di esperimenti che però, come altre intercettazioni hanno mostrato, sono risultati drammaticamente fallimentari.


I negazionisti militanti del “sistema Bibbiano” non smetteranno di sminuire.


Le azioni di sbarramento mediatico degli imputati del “processo Bibbiano” fanno tenerezza se comparati ai contenuti dell’inchiesta che via via vanno incontro a disclosure. Pare di vedere Pierino con il fucile armato di tappo di sughero che attacca il lupo gigante. Ciò che più conta, in ogni caso, è che gli stessi protagonisti smentiscono analisti e opinionisti da sempre alla ricerca di attenuanti o argomenti per sminuire i fatti. I vari Mentana o la Commissione d’inchiesta regionale, quelli del “Bibbiano è solo un raffreddore”, più si va avanti più si schiantano contro le parole degli stessi protagonisti della vicenda, che non esitano a parlare di “sistema”. Proprio quello che, fin dalle prime battute dell’inchiesta, si è cercato disperatamente di negare. Non ci si illuda però: la partita ha in gioco interessi e intrecci profondi e giganteschi, più che raffreddore è una lebbra che consente ad alcuni di divorare, arricchendosi, i tessuti connettivi della società, dunque i negazionisti militanti non smetteranno di sminuire e relativizzare tutto. Per molti farlo è questione di mestiere, per altri di convinzione ideologica cieca e ottusa. Dunque non smetteranno, nemmeno se tutto si concludesse per assurdo con una gragnola di ergastoli. Il mantra è negare, negare sempre, anche l’evidenza. C’è da sperare che a ogni negazione l’opinione pubblica spinga questi soggetti dove devono stare: ai margini estremi del confronto.


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