Il “non-femminicidio” di Ostuni

di Fabio Nestola – La rincorsa all’allarme femminicidio è febbrile, bisogna trovarlo anche quando non c’è altrimenti come si fa ad alimentare la menzogna di “una vittima ogni 72 ore, ogni tre giorni, ogni due”? Va riconosciuto che il bufalificio non si lascia frenare dalla mancanza di femminicidi propriamente detti, i menzogneri professionisti non si sono mai fatti scrupolo di sparare dati allarmanti senza prendersi il disturbo di comprovarli con episodi documentati  e verificabili. Però siamo a metà gennaio e le 5/6 donne ammazzate inquantodonna dal partner o ex partner geloso e possessivo, proprio non ci sono.

Dall’inizio dell’anno purtroppo le notizie di cronaca nera non mancano, ma non sono imputabili alla prevaricazione di genere.


Manca il femminicidio classico.


  • Una donna a Formia è stata uccisa per questioni di eredità, l’omicida è il cugino che poi si è suicidato.
  • Un’inchiesta si è conclusa con l’arresto della nuora, che ha avvelenato la suocera a Livorno.
  • Un 92enne a Mascali ha ucciso la moglie a bastonate, attesa la perizia per conoscere lo stato mentale del vegliardo ricoverato in una struttura riabilitativa.
  • A Milano un’anziana è stata uccisa per rapina da un ragazzo bulgaro che lavorava per lei.
  • Una donna è morta ad Ostuni per un colpo di pistola partito accidentalmente nel corso di una cena tra amici e parenti.

In teoria quindi ci sarebbero 5 vittime femminili, proprio una ogni tre giorni come mainstream vuole; però una è stata uccisa da una donna, una uccisa dal cugino con movente economico, una è morta per una rapina finita male, una uccisa dal marito 92enne che non ci sta con la testa, una deceduta per un evento fortuito. Manca il femminicidio classico, l’ex marito o ex fidanzato che non accetta la fine della relazione e considera la donna una sua proprietà, quindi l’ammazza perché “o mia o di nessuno”.


L’episodio di Ostuni su certi media ha già l’etichetta del femminicidio DOC.


ostuniTuttavia è facile prevedere che a fine anno questi casi rientreranno nel maxi-contenitore dei femminicidi, perché se non ci sono i casi reali bisogna taroccare i dati con quelli farlocchi. Niente di nuovo sotto al sole, nell’analisi della casistica 2019 vi sono come sempre vittime di rapine e donne uccise da altre donne, da sole o in concorso con un uomo. La forzatura si prepara da subito, non a caso l’episodio di Ostuni su certi media ha già l’etichetta del femminicidio DOC.


ostuni

Per rincarare la dose è meglio aggiungere una ulteriore notizia falsa: l’arma era detenuta illegalmente.

ostuni

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Non è femminicidio, punto.


Anche per il solerte giornalista di viaggi news è femminicidio, per di più efferato. Poi si lancia nella descrizione di una brillante operazione di polizia, che avrebbe acciuffato (testuale) e arrestato l’uomo già pochissimo tempo dopo il delitto. Un fruttuoso inseguimento? No, nessuno ha “acciuffato” il fuggitivo, è stato lui a chiamare ambulanza e polizia. Non è vero che l’arma era detenuta illegalmente, non è vero che si tratta di un femminicidio. La pistola che ha sparato è regolarmente denunciata e l’uomo è imputato di omicidio colposo, quindi senza l’intenzione di uccidere che invece configura l’omicidio volontario.

Molto ci sarebbe da dire sull’incoscienza che trasforma un imbecille in un assassino, suo malgrado ma sempre assassino. Una cena con tanti amici, 10 riferiscono le cronache, ed ecco che il possessore della pistola sente il bisogno di farne sfoggio con i commensali . Colpo in canna, grilletto sensibile, l’arma maneggiata con imperizia, e ci scappa il morto. Non è la prima volta, non sarà l’ultima. Con la stessa dinamica sono morti fratelli, amici, fidanzate, militari, poliziotti, carabinieri, cacciatori. Tragica fatalità dirà qualcuno, superficialità criminale diranno altri. Resta il fatto che non è un delitto  figlio del patriarcato, della prevaricazione maschilista, dell’oppressione di genere, della gelosia morbosa. Non è femminicidio, punto. Ma come tale verrà catalogato da chi ha interesse a gonfiare i dati.


 

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