Il sesso delle sedicenni secondo la Cassazione

La Corte di Cassazione, lo si dice da tempo su queste pagine, sembra una persona affetta da una gravissima forma di schizofrenia. Un vero Dr. Jeckill e Mr. Hyde. Ci sono casi in cui prende la legge vigente, se la legge per bene, ne capisce la ratio e sentenzia con grande lucidità, come si è visto. In altri casi sbarella e deraglia in un modo che sarebbe anche buffo se non fosse che di mezzo ci vanno sempre invariabilmente gli uomini. E’ il caso di una recente sentenza (n. 44292/2019) relativa a un caso di violenza sessuale. I fatti: un uomo vende cocaina a una sedicenne, insieme decidono di consumarla da lui, accompagnandola all’alcol. Mentre entrambi sono fuori di testa fino a star male, decidono di fare sesso. Poco dopo lei lo denuncia per violenza sessuale e lui viene condannato.

Sono importanti alcuni fatti di contorno, che l’uomo ha messo in rilievo nel suo ricorso alla Cassazione. La fanciulla è stata pienamente consenziente, sia nell’assumere droga e nel bere, che nel rapporto sessuale. E non pare tipa che vada tanto per il sottile: è notoriamente dipendente da alcol e cocaina, all’arrivo della polizia risultava in sé, mentre l’uomo era ancora collassato per gli stupefacenti e il resto. A richiesta di fare l’esame tossicologico, si è rifiutata nettamente. Un bel peperino, insomma, a dispetto dell’età. Eppure, dice la Cassazione nel respingere il ricorso dell’uomo, questi si è approfittato della giovane ponendola in uno “stato di inferiorità” grazie alla coca e all’alcol, e creando un “rapporto sbilanciato perché la vittima, appena 16enne aveva una maturità sessuale più acerba rispetto all’imputato”.


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Una frase, quest’ultima, che fa trasecolare. Per legge la violenza sessuale non sussiste se la minorenne ha dai 16 anni in su, a meno che tra lei e l’uomo non ci sia un rapporto di parentela, cura, o educazione. E a meno che, appunto, non venga attuata “abusando delle condizioni di inferiorità fisica o psichica della persona offesa al momento del fatto” (art. 609 bis Codice Penale). E’ quest’ultimo aspetto che ha messo nei guai l’uomo in questione. O meglio: a metterlo nei guai è l’interpretazione iper-estensiva della Cassazione, che davvero mostra con questa sentenza di essere fuori dalla realtà. Che le sedicenni di oggi abbiano una maturità sessuale “più acerba” di un adulto è infatti tutto da discutere. Basta farsi un giro su Instagram o su siti di videochat erotiche a pagamento per rendersene conto. Senza scavare nel web, basta vedere quali cartelli sventolano nelle loro manifestazioni femministe ragazzine liceali di ogni età, per farsi un’idea precisa della maturità sessuale delle teenager contemporanee.

Ma soprattutto la Cassazione ignora quale sia la prassi delle ragazze disgraziatamente vittime di qualche dipendenza, e magari accettabilmente attraenti. Non avendo lavoro, non hanno soldi per alimentare la propria dipendenza. Usualmente, con le dovute eccezioni, mancano del coraggio di delinquere per procurarsene. Dunque in linea di massima pagano il proprio brutto vizio dando del loro. Sesso in cambio di sballo. Bello o brutto che sia, così stanno le cose, e basta conoscere un minimo la realtà per rendersene conto. Non serve bazzicare quel mondo di degrado, per saperlo: sarebbe sufficiente chiedere conferma a qualche poliziotto o carabiniere che conosca il proprio territorio di riferimento.


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Paura di finire al centro delle polemiche mediatiche.


Ma i giudici di Cassazione non stanno sul territorio. Stanno là, nel palazzone, e fanno i Dr. Jekill, ogni tanto, trasformandosi in Mr. Hyde se si tratta di questioni che attengano ai rapporti uomo-donna. E non è una patologia solo della Cassazione. Nel merito, già i precedenti gradi di giudizio, prima ancora che gli ermellini, avrebbero dovuto sentenziare che di rapporto consenziente, anzi probabilmente commerciale, si era trattato, mandando assolto l’uomo e richiamando la ragazza alla propria responsabilità. Un’eventualità che in questo paese e con questa magistratura non può accadere. Troppo profondo l’indottrinamento ricevuto orientato al privilegio femminile, da un lato. Dall’altro è sempre troppo grande la paura di finire al centro delle polemiche mediatiche pilotate dalla lobby femminista. Ed è così che abbiamo un altro uomo carnefice e un’altra donna vittima, che così finiranno nelle statistiche, sebbene fuori da ogni parametro di realtà.


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