La versione di Donna Rotunno

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Donna Rotunno

di Alessio Deluca – Harvey Weinstein è attualmente in carcere. Non se la passa bene, ci è arrivato già con problemi di salute propri e ora risulta pure positivo al coronavirus. Non un bell’esito per chi per molto tempo ha tenuto in pugno l’intera industria cinematografica americana. Ma d’altra parte parliamo di una persona che una giuria ha giudicato colpevole di essere un mostro, un predatore, un aggressore sessuale. Accuse che negli USA puritani, pur essendo tra i primi produttori di contenuti porno, valgono condanne pesantissime, esattamente come quella che grava sulle spalle dell’ex produttore.

Su queste pagine, fin dall’infuriare della polemica e della velenosa temperie del #MeToo, si è sempre tifato per lui e si è sperato fino all’ultimo che nell’anomalo sistema giudiziario americano potesse emergere una verità forense coerente con i dati di fatto. Ovvero che l’uomo era accusato a distanza di molti anni da donne che avevano tratto benefici da lui, illudendolo e sfruttandolo, e a cui costoro si erano date volontariamente come contropartita di quei benefici. Come se non bastasse, dal non irrilevante lato giuridico, le denunce erano basate tutte interamente sulla loro parola.


Preoccupata e spaventata dalla deriva.


Questo vuol dire che, al contrario del famoso processo intentato da Monica Lewinsky contro Bill Clinton, dove a un certo punto era venuto fuori un abito macchiato di sperma, con la possibilità dunque di fare i relativi esami a supporto delle accuse della stagista, nel caso Weinstein non c’era nulla di nulla. “No forensic evidences”, come si dice da quelle parti: nessuna prova da presentare in tribunale. A sostegno di tutto solo un assunto ideologico: “believe women”. Credere alle donne. Perché mai, d’altra parte, una donna dovrebbe mentire, specie su questioni così gravi? La spiegazione di questo aspetto (e di molti altri) la dà lo stesso legale di Harvey Weinstein, Donna Rotunno, in un’intervista rilasciata a un’acida giornalista giusto il giorno prima della sentenza. Abbiamo acquisito e tradotto l’intervista, che è davvero significativa:

[videopress rOtc2PyZ]

Le parole di Donna Rotunno non cambiano la realtà, sia chiaro. Harvey Weinstein è stato giudicato colpevole e ora sconta una pena in carcere, in attesa di capire se il suo team difensivo ricorrerà nei successivi appelli previsti dall’ordinamento americano (a quanto pare intendono farlo). Le sue riflessioni, tuttavia, specie a confronto con l’impostazione della livorosa giornalista, sono estremamente rilevanti, hanno un valore che prescinde dal caso singolo. Non a caso l’avvocato americano si dice preoccupata e spaventata in generale su una deriva che sta colpendo il sistema giudiziario del suo paese. E, aggiungeremmo noi, dell’intero Occidente.


Non si distribuisce giustizia passando dai visceri.


Donna Rotunno

Il contributo di Donna Rotunno, sebbene un po’ lungo, va ascoltato con attenzione. E’ una pietra miliare che probabilmente i nostri pronipoti studieranno nei libri di scuola, cercando di capire come si fosse potuto ai nostri tempi arrivare così tanto a toccare il fondo dell’inciviltà (generale e giuridica). Due aspetti colpiscono in particolare della sua intervista. Uno di dettaglio emerge nella parte finale, quando con grande convinzione, addirittura alzando la voce, cosa che nella sua pacatezza Rotunno non fa mai, si oppone all’idea che oggi gli uomini abbiano il potere. In quattro parole smonta un dogma su cui poggia tutta l’oppressione ideologica di oggi, e quanto sia efficace ciò che dice è ben dimostrato dalla faccia strizzata dell’intervistatrice.

Ma è un aspetto più generale a colpire. Nel confrontarsi, le due donne oppongono due visioni diametralmente opposte della realtà. Una, Donna Rotunno, resta ancorata ai fatti e ai principi incrollabili alla base delle libertà fondamentali dell’essere umano e di una democrazia. L’altra non fa che appellarsi ad aspetti emotivi, emozionali, fatui e settari. La giornalista investiga con incredulità quella che giudica una mancanza di “empatia” in Donna Rotunno, non si capacita che non sia solidale per un mero fatto di genere, e che dunque ritenga sovraordinato a tutto il vissuto apparentemente sofferente delle “vittime” di Weinstein. Il loro confronto prefigura il conflitto non tanto tra testa (Rotunno) e cuore (la giornalista), quando tra testa e cuore (Rotunno) e pancia (la giornalista). Il messaggio complessivo, comunque la si pensi su Weinstein e il suo caso, è chiaro: non si distribuisce giustizia passando dai visceri, ma è ciò che si sta facendo su queste vicende. E per questo, come Donna Rotunno, dovremmo considerarci tutti in pericolo e spaventati.


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