Ogni 72 ore qualcuno scrive sciocchezze

Esiste in Italia questo fenomeno strano per cui taluni quotidiani concedono spazio, nella loro versione online, a emeriti sconosciuti o a persone note ma senza alcuna qualifica. Per evitare che costoro vengano scambiati per giornalisti della redazione, gli viene attribuita la testata di “blog” e da quel pulpito costoro scrivono le cose più pazzesche. E’ noto, ad esempio, lo spazio che il Fatto Quotidiano concede alla counselor Nadia Somma per parlare di tematiche importanti e delicatissime, per le quali occorrerebbero una specializzazione e qualifiche di peso, oltre che riconosciute, ma non è l’unico esempio.

Di recente mi sono imbattuto in un altro personaggio angosciante che pubblica contenuti altrettanto angoscianti sotto l’insegna di un “blog” marchiato Huffington Post. Si chiama Claudia Pepe e si presenta come “Insegnante di Sostegno e Musica nella Scuola Media. Sempre dalla parte del cuore. Quello dei miei studenti”. Le maiuscole a caso sono quelle originali. Le qualifiche per scrivere sul blog di un quotidiano nazionale online le lascio valutare a voi. Specie alla luce di un suo recente intervento intitolato, tenetevi forte, “Ogni 72 ore muore una donna”.


Un pezzo di letteratura a metà tra il romanzo Harmony e un temino da prima media.


Vi invito caldamente a leggere l’articolo della prof di sostegno su un tema così importante, vale la pena davvero. Parte da un fatto di cronaca tra i tanti, di cui per altro ho parlato stamattina. Un uomo minato dalla depressione stermina la famiglia e poi si suicida. Questo dà la stura alla prof per un pezzo di letteratura a metà tra il romanzo Harmony e un temino da prima media dove, nelle 72 ore che intercorrono tra l’omicidio di una donna e l’altro, ogni donna del paese fa una vitaccia orrenda: cucina piangendo, accudisce i pargoli facendo i salti mortali, “lecca la propria anima” (quanta profondità in questa espressione, santi numi!), il tutto nell’attesa che rientri Barbablù per picchiarla, molestarla, stuprarla, torturarla, umiliarla.

Un articolo (o qualunque cosa sia) che non serve a niente, di fatto, se non per pompare con un pathos parossistico il mito della violenza dilagante contro le donne in generale e del “femminicidio” in particolare. Un altro tassello, uno dei tanti, nella narrazione falsata della realtà che tanto si ama fare, condita di condivisioni sui social, piogge di “brava, ben scritto” e di smiley piangenti o arrabbiati. E così la prof di sostegno può sentirsi appagata, importante, finalmente qualcuno nella sua vita, mentre chi gestisce potere e business con la leggenda della violenza dilagante si frega le mani e ridacchia soddisfatta per la perpetuazione e il potenziamento della bugia.


Nessuno alza la mano per dire che non è affatto vero.


Nessuno alza la mano per dire che non è affatto vero che ogni 72 ore muore una donna, e che ancor meno vero è che in mezzo a quelle 72 ore le donne vivano come la nostra immaginifica Pepe descrive. Resta invece incontrovertibile che ogni 72 ore muoiono 7 uomini mentre sono al lavoro per guadagnare il denaro necessario a contribuire al sostentamento di moglie e figli. Ogni 72 ore due uomini si suicidano, spesso perché perdono il lavoro (con cui contribuiscono a mantenere moglie e figli) o perché l’ex moglie, complice il sistema, non gli lascia frequentare i figli, dopo averlo depredato di tutto (a norma di legge).

Ogni 72 ore circa 18 uomini e altrettante donne muoiono come conseguenza di infezioni contratte durante un ricovero ospedaliero, circa 35 uomini e altrettante donne muoiono come conseguenza di banali incidenti domestici. Notevole anche il dato dei morti per influenza stagionale: 2 ogni 72 ore (nel 2018), di cui il 10% bambini. Non solo: secondo le stime, ogni 72 ore almeno 10 persone finiscono a vivere per strada, a fare i clochard (i cosiddetti “barboni”) e il 98% di esse è di sesso maschile.


Quante cose tremende accadono in 72 ore.


Vedi tu, professoressa di sostegno Claudia Pepe, quante cose tremende e soprattutto vere e documentate accadono in 72 ore? Numeri alla mano, ben più tremende e frequenti degli omicidi di donne. E mentre quelle 72 ore scorrono, che ci siano donne tormentate come tu ipotizzi è assolutamente tutto da verificare. Ci saranno, per carità: spiace per loro e ci si augura che escano presto dal disagio. Ma sono una risibile minoranza rispetto alle mogli e madri leali, soddisfatte e appagate della propria relazione e della propria famiglia.

Personalmente sono certo che la versione di Pepe sia del tutto falsa e frutto della sua fantasia un po’ troppo esaltata, e a riprova di sono i 5.000 uomini condannati ogni anno per reati tipicamente contro le donne (percosse, maltrattamenti, eccetera). Al contrario sono tragicamente vere le speranze spezzate da una morte sul lavoro, la disperazione che porta al suicidio, i tormenti di un’infezione mortale o le depressioni che gettano a vivere sulla strada ogni anno migliaia di persone. Detto questo, di assolutamente indiscutibile resta che “articoli” come il quello di Pepe sono parte del cancro che divora l’intelligenza dell’opinione pubblica e testate come l’Huffington Post sono la metastasi che lo diffonde in tutto il corpo sociale.


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