PAS: la faccia tosta di Valeria Valente

valente

La senatrice PD Valeria Valente, Presidente dell’inutile Commissione Parlamentare sul “femminicidio”, si è spesa di recente in un’intemerata contro la “sindrome da alienazione parentale”. Non è tematica della commissione che presiede, eppure si è mobilitata con passione, prendendo spunto dalla vicenda di Laura Massaro, ben inquadrata su queste pagine da Anna Poli. Per delineare con precisione, ma soprattutto con la giusta retorica piagnona, il suo “pensiero” (chiamiamolo generosamente così), Valente si è esibita in un pezzone tutto da leggere prontamente pubblicato dall’obbediente Huffington Post. Va letto, è un articolo rivelatore.

Rivelatore in particolare della faccia tosta con cui taluni politici, specie se portavoce della menzogna femminista, propongono e impongono le loro opinioni al pubblico. Tra i tanti argomenti che la senatrice Valente usa, mi soffermo subito su uno in particolare: “nonostante nessuna comunità scientifica ne abbia mai attestato l’esistenza, ma anzi vi siano ben due sentenze della corte di Cassazione contrarie, la sindrome dell’alienazione parentale continua a essere utilizzata dai giudici per togliere i figli alle madri”.


E’ dovere dello Stato impedire la vittimizzazione secondaria.


Occorrerebbe essere più cauti nel dire che la comunità scientifica è concorde nell’attestare l’inesistenza della PAS. Basta cercarsi qualche review su tutti gli studi pubblicati sulla materia per capire la falsificazione che Valente sta proponendo al pubblico. Al momento la discussione è ampia ed è tutt’altro che concorde nel dire che la PAS non esiste. Soprattutto si discute se si tratta di una “sindrome” o no, mentre è ampiamente riconosciuto che si tratti di una condotta, un comportamento che, patologico o meno, viene messo in atto da madri o padri separandi (ma in maggioranza madri, essendo specializzate le donne in violenza psicologica) per allontanare i figli dal genitore “nemico”.

Dice Valente: con la PAS si attua una vittimizzazione ulteriore della donna già vittima di violenze, che vuole sottrarre se stessa e i figli dalla brutalità del maschio brutto, cattivo e oppressore a prescindere. Ed è dovere dello Stato impedire la vittimizzazione secondaria, difendere le donne vittime di violenza, non come voleva fare quel demonio di Pillon e bla bla bla bla, solita spazzatura. Spazzatura perché non ci sono fatti a dimostrare ciò che Valente sostiene. E se ci sono la smentiscono. In Italia, tra sposi, fidanzati o coppie non ufficializzate (convivenze eccetera), si separano ogni anno centinaia di migliaia di persone, senza che emergano violenze o omicidi. Dove sia quindi quest’uomo sempre violento quando ci si lascia non si sa. Non a caso ogni anno in media vengono condannati per maltrattamenti, violenze, percosse e similari circa 5.000 uomini. Parliamo di uno zerivirgola dei casi sul totale delle separazioni di qualsivoglia tipo.


Chi è, Senatrice Valente, la vera “vittima secondaria”?


manette

E mentre 5.000 uomini in media vengono riconosciuti colpevoli ogni anno, ce ne sono altri 45.000 che vengono o assolti o che vedono archiviata la denuncia per violenza a loro carico. In genere perché infondata, strumentale o falsa. Non di rado avanzata per mettere un carico penale sulla parte maschile della separazione, in modo da fare l’asso pigliatutto in sede civile. Quasi sempre costringendo l’uomo-padre a veri e propri calvari giudiziari che distruggono morale e vita sociale, oltre che le finanze. Dunque chi è, Senatrice Valente, la vera “vittima secondaria” in queste vicende?

Lei dice che è la donna, sebbene i numeri la smentiscano recisamente, e insieme ad essi la ricerca scientifica che lei finge che non esista. Io dico che sono gli uomini, sia con la rarità con cui la condotta alienante viene riconosciuta in tribunale, sia con l’incontrovertibile pratica femminile delle denunce false e strumentali. Cosa contano di più, Senatrice Valente, le sue fantasie (tali sono, se non ci sono dati a supporto) o i miei fatti (che in quanto tali non sono “miei”, sono fatti e basta)? Ma soprattutto: l’Huffington Post, quando darà spazio a un po’ di true news, bilanciando le fake news proposte da soggetti cui obbedisce come un cagnolino scodinzolante?


Una legge che finalmente tappi la boccaccia agli spacciatori di fake news.


Va da sé che nessuno di questi discorsi, né i miei né quelli di Valente, avrebbero senso se la magistratura rispettasse con rigore la ratio della Legge 54/2006 (e proprio in quella direzione provava ad andare il DDL Pillon) o se, meglio ancora, la stessa legge venisse modificata per renderla non più manipolabile a favore di gruppi di interesse che agiscono a sesso unico. E su questo si vedrà: rimane difficile impedire che una senatrice schiocchi le dita chiamando a sé mute di mass-media obbedienti; più facile sarà per volontà popolare mettere mano a una legge che finalmente tappi la boccaccia agli spacciatori di fake news.


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