“Stalker sarai tu” evapora

“Perché chi vince barando resta a calcare il mondo, avvelenan­dolo come un’infezione perennemente suppurata in assenza di peni­cillina. Chi perde, invece, evapora”. Queste sono le parole che chiudono il mio romanzo “La parabola del criceto”, uscito nell’ottobre scorso, e che suggellano il racconto del percorso verso l’annientamento di un uomo vittima di una donna squilibrata, minata da un narcisismo tossico e distruttivo. Mai avrei pensato che potessero in parte valere anche per questo blog, quasi fossero una premonizione.

Di recente avevo annunciato dei cambiamenti, ed eccoli qua. Da oggi infatti “Stalker sarai tu” deve cedere ai giochi sporchi altrui e deve, in un certo senso, evaporare. Dopo tre anni in una trincea di prima linea, è costretto ad arretrare nelle retrovie. Forse anche verso un congedo illimitato. Da oggi queste pagine ospiteranno solo contributi di terzi, se ne perverranno, mentre io, Davide Stasi, il fondatore, gestore e autore principale degli articoli, sospenderò la mia attività, salvo qualche sortita forse, di tanto in tanto, a carattere molto generico. Anche l’attività sui social collegati (Facebook, Twitter, Instagram) verrà fortemente limitata, salvo la notifica di nuovi articoli, qualora ce ne fossero.


Perché “Stalker sarai tu” si ritira dal campo di battaglia?”


liliana segre
Liliana Segre

Non significa che il blog “chiude”: i suoi oltre mille articoli resteranno a disposizione, imposterò un sistema di ripubblicazione automatica dei vecchi contributi, ma non ce ne saranno di nuovi. Quanto elaborato potrà servire da archivio storico per chi vorrà darmi il cambio sulla linea più avanzata del fronte, reperendo i contenuti attraverso la funzione “cerca”, oppure consultando il mio ultimo libro “Violenza sulle donne: le anti-statistiche”, che è stato concepito anche come suggello a questi tre anni di analisi e ricerche. A cambiare sarà anche il layout: quando scadrà il noleggio del template (prossimo autunno), rielaborerò tutto su una visualizzazione gratuita per me e basica per i lettori. Smettendo di occuparmi attivamente del blog, non posso più permettermi di spenderci quello che ci spendevo prima.

La domanda è, lo so, perché “Stalker sarai tu” si ritira dal campo di battaglia? Le ragioni sono diverse, ma possono essere raccolte essenzialmente in due categorie. La prima è la più articolata, e prende le mosse dalla discussa “Commissione Segre”. Di per sé non appare uno strumento minaccioso, a meno che non la si inserisca in un quadro generale. E il mio quadro generale è fatto di censure ripetute e crescenti, inviti ricevuti e poi ritirati a convegni o trasmissioni, querele per imbavagliarmi, un clima generale oppressivo e repressivo degno di un regime antidemocratico e illiberale.


Il confine risulta sempre invalicabile.


La “Commissione Segre” ha rappresentato l’apice di questo contesto e non ho nascosto l’angoscia al momento della sua approvazione. Alla quale ho reagito prendendo una decisione su cui esitavo da tempo: trasformare il blog in una testata giornalistica. Perché per chiudere un blog qualunque alla fine ci vuole poco. Chiudere una testata giornalistica riconosciuta è più difficile. Così ho dato fondo agli ultimi risparmi per pagare la costosa procedura presso l’Ordine dei Giornalisti della Liguria, al fine di inserire “Stalker sarai tu” nell’elenco speciale previsto per legge per le testate che si occupano di argomenti particolarmente di nicchia. La mia domanda è stata però rigettata. Ancora attendo di conoscere le motivazioni ufficiali del rigetto, che saranno sicuramente argomentate a norma di legge. Ma mi è abbastanza chiaro che il rigetto è dovuto a motivi ufficiosi: non sono mai andato con la mano leggera nei confronti dei media e dei giornalisti, né sono un gatekeeper. Anzi tendenzialmente i cancelli li sfondo a calci. Dunque è ovvio che, requisiti a parte, non fossi il benvenuto nella loro “famiglia”.

L’impossibilità di garantire a “Stalker sarai tu” una protezione legittima si è connessa ad altri elementi gestionali. Nonostante gli sforzi, in tre anni poco o nulla si è riuscito a coagulare sul piano organizzativo nel fronte che dovrebbe opporsi alla deriva civile che sta facendo a pezzi il presente e il futuro. Non solo: circa un anno fa il blog ha raggiunto l’apice della sua visibilità, con una quantità di contatti unici e lettori straordinaria che però, a parte qualche oscillazione saltuaria, negli ultimi dodici mesi non è aumentata significativamente. Segno che aveva raggiunto il confine tra il mezzo di comunicazione di nicchia e il mainstream. Dopo un anno di contenuti tra i migliori mai prodotti (credo), il confine risulta sempre invalicabile. Il mainstream ha elevato un muro alto e resistente e di lì non si passa. Se ci si prova, si finisce diffamati a reti unificate, com’è capitato a me nel settembre scorso. Insistere sarebbe come provare a buttarlo giù a testate. Da solo e disarmato.


Una posizione senza alternative.


Non che l’ipotesi mi abbia spaventato. Molti lettori hanno scherzato sul mio nome di battesimo e sulla mia inclinazione ad attaccare i giganti armato solo di una fionda, ma è a quel punto che è intervenuto qualcosa di molto più pesante, che è poi la seconda ragione, la più importante, che mi induce a ritirare “Stalker sarai tu” nelle retrovie. Ed è il gioco sporco dei bari di cui parlavo all’inizio citando la conclusione del mio romanzo. Non c’è stata sconfitta: nessuno è mai arrivato ad affrontare non me, ma gli argomenti portati su queste pagine dimostrandoli falsi e infondati. Quello sarebbe stato un giocare secondo le regole che mi avrebbe consentito di sbaragliarli. Ecco perché hanno optato per il gioco sporco, la coltellata alle spalle, il sotterfugio. Un gioco condotto in modo fascista e mafioso.

Un gruppo ben identificato di avversarie di questo blog, dopo aver speso tre anni per capire se fossi o meno ricattabile in qualcosa (per altro senza trovare nulla), è riuscito a identificare l’unico mio punto debole. Un punto delicato, intoccabile per chi mantiene un minimo di etica. Dopo aver rimuginato un po’ se colpire o no in quel punto, a seguito del baccano per l’Aperitivo con lo stalker dello scorso settembre hanno rotto gli indugi e si sono mosse ai massimi livelli. Gli ingranaggi mafiosi della sorellanza sono oliatissimi e quei massimi livelli si sono mossi come un panzer, andando a bussare alle porte giuste. Gli è stato aperto e risposto battendo i tacchi, con un signorsì! tanto alto e forte quanto miserabile. Da quel momento sono stato posto, attraverso qualche ignobile pretesto, in una posizione senza alternative. Qualcosa che, se avessi perseverato, avrebbe finito per coinvolgere la mia stessa vita e quella dei miei cari.


So attendere seduto sulla riva del fiume.


Non posso entrare in dettagli. Se lo facessi finirei in guai ancora più grossi. Valga la mia parola: non sto mentendo. Se cedo è perché davvero non ho alternative. Non se ne hanno mai quando si vive in un regime dove non c’è libertà di parola e dove la democrazia è interpretata secondo condotte fasciste e mafiose. Ed ecco allora che “Stalker sarai tu” è costretto a evaporare, mentre chi ha barato “resta a calcare il mondo, avvelenan­dolo come un’infezione perennemente suppurata in assenza di peni­cillina”. Conosco i nomi di chi ha barato, anche se hanno cercato di restare nascoste. Quando non combatto, so attendere seduto sulla riva del fiume, tenendo la vescica abbastanza piena da poter pisciare abbondantemente sui cadaveri, quando passeranno. E passeranno, ne sono certo.

Spostando “Stalker sarai tu” nelle retrovie ho solo un paio di rammarichi, relativi a un paio di iniziative lasciate in sospeso. Anzitutto la “Lega degli Uomini d’Italia”, gigante addormentatosi in un sonno comprensibile nella misura in cui è costituito dalla volontà e dall’azione o inazione di persone che, come tutti, hanno altre priorità, altri impicci, e soprattutto sono privi della pazzia gladiatoria con cui io mi sono dedicato alla causa. Gli stessi motivi hanno fatto incagliare l’idea di elaborare una proposta di legge popolare per la riforma della Legge 54/2006 su separazioni e affidi, che avevo immaginato di affidare proprio alla guida della “Lega degli Uomini d’Italia”. Finita in coma la prima iniziativa, nonostante i miei insistiti richiami, è finita in coma anche la seconda. Un altro grande rammarico è per i tantissimi, davvero tantissimi che mi hanno scritto o contattato negli ultimi tempi: uomini e donne, padri e madri con le loro storie terrificanti di ingiustizie assolute, chiedendo consigli o la possibilità di dar loro voce pubblicamente. Purtroppo non potrò essere d’aiuto come avrei voluto e come ho fatto per altri in precedenza.


La verità è un virus che agisce lento.


Al di là di questi rammarichi, però, sono fiero di ciò che ho fatto in questi anni. E rifarei tutto, dalla prima all’ultima cosa. Credo profondamente in ogni riga che ho scritto, dai primi goffi e ansiosi articoli a quelli più mirati e misurati dell’ultimo anno. Mi ha mosso una pulsione sola: fare il possibile per garantire a mio figlio un futuro dove non venga discriminato in quanto maschio e dove relazionarsi affettivamente con una donna non rappresenti uno dei tanti problemi o una delle tante minacce dell’esistenza. Il risultato è di là da venire, ma era doveroso provarci, specie con il trasporto che credo di averci messo. L’ho fatto forte della consapevolezza di non essere ricattabile, a differenza di molti altri, e dunque di essere difficilmente attaccabile, a meno di non valicare un limite morale che, come detto, alla fine le mie avversarie hanno deciso di passare con grande disinvoltura, in questo appoggiate da ominicchi e quaquaraquà assortiti come se ne trovano solo in contesti mafiosi.

Tutti sono utili, nessuno è indispensabile. “Stalker sarai tu” esce di scena, come già altri prima di lui, elencati gloriosamente nella hall of honor della pagina “Historia”, ma altri verranno, non si illudano coloro che adesso esultano. Perché le anomalie restano, gridano vendetta e non potranno durare ancora a lungo. Se qualcosa posso vantarmi di aver fatto è quello di aver inoculato una piccola dose di dubbio e pensiero critico in una quota di opinione pubblica mai raggiunta in precedenza. E la verità è un virus che agisce lento, ma alla fine si fa sempre strada, fino ad esplodere. E più la si comprime, più l’esplosione sarà devastante. Quando accadrà saranno molti, moltissimi, e non piccole accolite dall’anima lercia, a festeggiare.


Un grazie di cuore a tutti.


Con la certezza di uscire dal ring di fatto imbattuto (il KO ottenuto con colpi bassi non conta), lascio il testimone a chi verrà dopo di me. Peschi a piene mani da queste pagine e da quelle scritte da tutta la storia del movimento maschile, che non è e non sarà mai un movimento maschilista o per i soli diritti degli uomini ma, altra differenza morale grande come una voragine rispetto alla controparte, per i diritti di tutti, bilanciati dalla debita quantità di doveri. Il lavoro da fare è tanto e complesso, la strada da percorrere ancora lunga, e il nemico è un gigante dai piedi d’argilla, sì, ma spietato quanto può esserlo chi difende disperatamente i propri interessi o è reso folle dall’ideologia.

Non più qui, purtroppo, se non saltuariamente, ma io non smetterò di esserci. Sotto forma di principio, con modalità più private, ma non smetterò di esserci. Lo devo ai miei tantissimi lettori e alle tantissime persone, uomini e donne, davvero straordinarie che ho avuto il privilegio di conoscere lungo questo percorso. Queste pagine sono state essenzialmente vostre, voi siete il nume che ha guidato la mia mano e mi ha dato forza. Altri forse arriveranno dopo di me: sosteneteli ugualmente. Anzi di più, facendo quel passo che io non sono riuscito a innescare, e che comporta la rinuncia agli orticelli o agli sterili arroccamenti politici o partitici, per arrivare a un’unità di scopo. Sarà quella la chiave di volta. Spero di essere ancora vivo per godermi lo spettacolo, quando accadrà.

Un grazie di cuore a tutti.

Davide Stasi


 

 

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