Una lapide per il Codice Rosso

Che il Codice Rosso sia un fallimento totale è già cosa nota ed era cosa prevista. Ma quale epitaffio scrivere sulla sua lapide? Ci ha pensato l’avvocato Tiziana Tomeo, Vice Procuratore Onorario presso la Procura di Napoli, in un’intervista televisiva a 969TV, emittente locale campana. Parole diplomatiche, ma molto chiare. Ascoltate:

L’ideona diventata l’impegno di punta del precedente governo, mentre milioni di padri aspettavano un po’ di equità e giustizia, ossia il noto il Codice Rosso, sta impedendo alle procure di “verificare quali sono le notizie di reato veramente gravi e urgenti”, dice. Segno che ce ne sono anche di meno gravi o non gravi del tutto, e dunque tutt’altro che urgenti, come si sostiene su queste pagine da un bel pezzo.

codice rossoCome si dice: inventa una legge che inviti le persone a fare una certa cosa, e quelle la faranno. “Ogni situazione, ogni piccolo comportamento viene segnalato”, dice l’avvocato Tomeo. Code di donne col ticket in mano, come dal macellaio, pronte a dire alla Polizia Giudiziaria che il marito non ha gradito la fettina di vitello, insomma. Con l’obbligo per tutto il sistema di ascoltare le lagnanze entro tre giorni. Il tutto mentre le denunce pre-Codice Rosso marciscono, e in mezzo a loro ci sono magari un paio di casi davvero gravi.

Ed è così che oggi “le Procure sono ingolfate”. Situazione ideale per chi stia progettando di fare del male a qualcuno, commettendo uno dei reati previsti dal Codice Rosso. La denuncia a suo carico finirebbe negli ingranaggi grippati da una legge insensata nella teoria e dannosa nella pratica. Un tintinnare di manette e un inasprimento dell’ordinamento che non serve a nulla anche perché, ricorda la lucida avvocato Tomeo: “Nessuno può andare in galera senza un giusto processo”. Parole sante, che sembrano essere state dimenticate un po’ da tutti.

procure intasateFermo restando l’obbligo dell’azione penale, le Procure dovrebbero discernere e fare la tara tra denuncia e denuncia, separando quelle palesemente false e strumentali (la maggior parte) da quelle vere e urgenti (una minoranza). Ora come ora non gli è possibile. Certo, si dice, il Codice Rosso stanzia finanziamenti per la formazione degli operatori, e anche l’avvocato Tomeo lo ricorda. Specificando che però i soldi per quella formazione non ci sono.

E meno male, dico io. Novantanove su cento verrebbe fatta da centri antiviolenza e affini, dunque più che formazione sarebbe indottrinamento tossico. Ma soprattutto non si vede come una maggiore formazione, quand’anche ben fatta, possa fermare il profluvio di denunce basate sul nulla. Al massimo insegna a scremarle meglio, ma lo tsunami continuerebbe. Dice: serve una maggiore cultura del rispetto. Può essere. Stando ai dati delle condanne, direi che gli uomini italiani in una spropositata maggioranza di casi sono dei veri galantuomini. Mi pare invece che un bel po’ di formazione, imperniata sull’educazione civica, dovrebbero farla coloro che utilizzano strumentalmente pessime leggi per fare querele e denunce prive di fondamento.

Tomeo mette poi la ciliegina sulla torta, commentando la questione delle “quote rosa”. Un vero capolavoro invidiabile di diplomazia. “Sono d’accordo con le quote rosa”, dice, “ma solo se applicata a donne valide nel ruolo”, il che è esattamente il contrario delle quote rosa, dove si pretende che l’accesso avvenga in virtù del possesso di una coppia d’ovaie e non per altro. E a dire queste cose non è un blogger qualunque, ma il Vice Procuratore Onorario presso una delle procure sicuramente più impegnative d’Italia. Non resta che mettersi lì con lo scalpello e incidere le sue parole sulla lapide sotto cui già riposa, speriamo per sempre, il folle “Codice Rosso”.


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