Bibbiano: anche la Regione dà l’assoluzione

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Spadaro Emilia Romagna
Giuseppe Spadaro

“Non esiste un sistema Bibbiano”. Questo in sostanza era il messaggio già in precedenza lasciato trapelare da alcune conversazioni tra il Presidente del Tribunale dei Minori di Bologna, Giuseppe Spadaro, e i servizi sociali della regione. Lavorano bene, ha detto, fanno un’attività meritoria, al netto di qualche “mela marcia”. Qualcuno ha visto in quelle parole, dette non si sa quando di preciso, una pre-assoluzione anzitutto per il tribunale che Spadaro stesso presiede e poi per tutto l’impianto che in Emilia Romagna si occupa di minori.

Qualunque fosse lo scenario in cui Spadaro avrebbe pronunciato quelle sue opinioni, ora arriva un altro intervento ufficiale a confermare il concetto di base: “non esiste un sistema Bibbiano” è infatti il cuore della relazione finale stesa dalla Commissione speciale d’inchiesta sul sistema di tutela dei minori in Emilia-Romagna, istituita presso la Regione poco tempo dopo l’esplosione del “caso Bibbiano”. Una commissione molto discussa, a partire dalla presidenza, conferita a un esponente del PD. “I controllati che fanno i controllori“, si disse, con un netto scetticismo per gli esiti di una commissione del genere.


Boschini minimizza.


Giuseppe Boschini

Dopo 19 sedute e 20 audizioni, la Commissione tira dunque le somme, ed effettivamente pare siano quelle attese. A partire dagli argomenti che vengono usati per illustrarne le conclusioni: qualche responsabilità c’è, ma è minima e individuale, non si può parlare di “sistema Bibbiano”. Così la sinistra al governo della Regione praticamente da sempre scarica gli amici e i sodali che nei dintorni di Reggio Emilia si sono fatti beccare con le mani nelle vite di un numero imprecisato di minori e di famiglie. L’esiguo numero degli indagati mostrerebbe, secondo Giuseppe Boschini, consigliere PD e presidente della commissione, che si tratta di qualche mela marcia e niente più.

E se andiamo proprio a vedere, dice, quelli che hanno sbagliato l’hanno fatto forse per dolo, ma anche per “mancanza di attenzione”. Boschini minimizza, insomma, come se si trattasse di un numero di protocollo dimenticato su una lettera o una numerazione di pagina sbagliata su un documento di Word, e non intere esistenze familiari devastate. Non solo: dimentica che in taluni casi, vedi la violenza sulle donne, l’esiguità del fenomeno basta e avanza per parlare di “sistema”, specie se a parlarne sono le sue amichette di partito. In una questione dove il PD è implicato fino nei capelli no, quella logica non vale più. Curioso.


Buccoliero e altri giudici onorari venivano a conoscenza dei fatti già prima del processo.


Elena Buccoliero

Le anomalie, come la verità, non si possono però nascondere e negare a lungo. Basta ascoltare alcune fra le audizioni svolte in Commissione. Una in particolare è rivelatrice, quella di Elena Buccoliero, di cui qui si è già parlato in passato. In modo molto aperto e trasparente, l’ex giudice onorario, poi allontanata, il 4 settembre scorso ha raccontato come, grazie all’impostazione data da Spadaro (comprovata da questo documento) che, per sopperire a un’asserita inefficienza del sistema, aveva affiancato specifici giudici onorari ai singoli togati, in sostanza i servizi sociali potessero mettere le mani sulle varie vicende prima di quando sarebbe stato opportuno.

I procedimenti (civili, penali e fin’anche amministrativi) sono un insieme di atti che culminano nel processo, ovvero il luogo deputato alla ricostruzione dei fatti attraverso quella che una parte della dottrina (Dalia) definisce “rappresentazione teatrale del fatto”, e in cui si forma la prova, salvo eccezioni. Proprio in sede di processo i giudici (sia onorari che togati) vengono a conoscenza dei fatti. Nella sua audizione, però, Buccoliero dice che lei e altri giudici onorari venivano a conoscenza dei fatti (relazioni, perizie, istanze d’urgenza) già prima del processo, proprio grazie all’impostazione data da Spadaro.


Difficile, in questo senso, non parlare di “sistema”.


Francesco Morcavallo

Si tratta di una pratica che di norma inficerebbe e invaliderebbe il processo stesso, se non che, come ha testimoniato l’ex magistrato Morcavallo, al processo non ci si arrivava mai. Proprio grazie alla conoscenza preventiva degli atti, si decideva sempre con provvedimenti per via amministrativa. Una prassi che spiega la notevole presenza di “volontaria giurisdizione”, che nel 2018 raggiunse la ragguardevole cifra di 3260 fascicoli aperti, ben più di quelli di regioni con lo stesso bacino d’utenza, quali ad esempio la Toscana, che nello stesso periodo ne aprì 2800.

Difficile, in questo senso, non parlare di “sistema Bibbiano”, a meno che, come ha fatto la Commissione della Regione Emilia Romagna, non si resti sulla superficie delle cose e si ignorino volutamente le implicazioni di quanto persone come Buccoliero sono arrivate a dire durante le loro audizioni. E’ a partire da queste anomalie che c’è chi ancora parla a gran voce di “sistema”, e anzi auspica che i magistrati abbiano la forza di scoperchiare tutto ciò che ancora rimane insabbiato e protetto da una corazza ad un tempo giudiziaria e politica (oltre che mediatica).


Di greppie così il sistema italiano ne è sempre stato pieno.


Perché al fondo di tutto resta un fatto provato e comprovato storicamente. Nel momento in cui lo Stato mette a disposizione un secchio pieno di soldi pubblici, branchi di lupi e iene si fanno attorno, pronti a qualunque cosa pur di poterci mettere dentro il muso. Se poi lo Stato è gestito da soggetti privi di coscienza, quando non partecipi al banchetto, capita che le belve vengano addirittura chiamate a raccolta e invitate a servirsi. Di greppie così il sistema italiano ne è sempre stato pieno. L’esempio fatto più frequente su queste pagine è quello dei centri antiviolenza, ma se ne potrebbero elencare molti altri in altri settori.

La greppia della Val D’Enza e Bibbiano, tuttavia, è una delle più indegne e disumane, per i principi ideologici spregevoli che sottende e soprattutto per la tipologia di vittime sulla vita delle quali il banchetto è avvenuto e sta avvenendo. In ogni parte d’Italia e non solo in provincia di Reggio Emilia. Che dunque la Commissione della Regione neghi l’esistenza del “sistema”, facendo eco al Presidente del Tribunale dei minori, non può che essere una conferma dell’esistenza di quel sistema, oltre che di un cinico gioco delle parti per intimorire gli inquirenti che, con il supporto ancora di pochi mass media, stanno cercando di fare luce e portare giustizia. E che dunque, ancora e sempre, devono ricevere il più ampio sostegno dell’opinione pubblica.


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