Nessuna scusa: Bibbiano era un sistema

grazia cesarodi Fabio Nestola – Dall’intervista all’avvocato Grazia Cesaro, presidente dell’Unione Nazionale Camere Minorili: “I fatti della val d’Enza sono oggetto di procedimento penale e certo quella è la sede in cui dovranno con attenzione e scrupolo essere vagliati, senza operare generalizzazioni pericolose e peraltro fuorvianti. Se vi sono responsabilità queste sono ovviamente individuali. (…) serve a mio parere un miglior utilizzo di risorse ma anche una riflessione sulla specializzazione di tutti gli operatori coinvolti”. Ecco dunque l’ennesimo tentativo di circoscrivere alle responsabilità individuali quello che invece risulta essere un sistema da riformare nel profondo. L’inchiesta “Angeli e Demoni” fa emergere come la correttezza delle procedure fosse largamente aggirabile, in assenza di qualsiasi controllo. Nel malaffare è coinvolta l’intera filiera, vogliamo fingere di non vederlo? Lo confermano avvocati, giudici e pedagogisti familiari, non certo qualche papà o qualche mamma con manie di persecuzione.

La confessione dell’ultima ruota del carro, una giovane assistente sociale, testimonia come le relazioni contraffatte fossero non solo tollerate, ma addirittura imposte: “avevamo pressioni per alterare le relazioni sulle famiglie”. Tradotto in pratica, ecco quanto emerge dalle confessioni di una degli indagati: l’assistente sociale era disorientata poiché le veniva chiesta una relazione falsa. Senza avervi mai messo piede, avrebbe dovuto valutare come inadeguata l’abitazione di una famiglia ai danni della quale era in programma l’allontanamento della prole. La relazione falsa era appunto funzionale a creare una criticità, descrivendo una situazione di fatto inesistente.

magnarelli bibbianoL’assistente sociale ha confessato di aver ceduto alle insistenti pressioni delle superiori, ha stilato la relazione alla quale coloro tenevano assai, tanto la dirigente dei Servizi non avrebbe avuto nulla da obiettare sull’operato dell’assistente sociale, i professionisti del Centro Studi Hansel e Gretel non avrebbero avuto nulla da obiettare sull’operato della dirigente perché ricevevano incarichi, l’Assessore non avrebbe avuto nulla da obiettare sull’operato del Centro Studi, il Sindaco non avrebbe avuto nulla da obiettare sull’operato dell’Assessore… infine il Tribunale, fidandosi di cotanti “professionisti”, avrebbe emesso un provvedimento avallando le misure suggerite dalla criticità inventata. Tranquilli, non c’è pericolo, non c’è lo straccio di una verifica, un controllo, un approfondimento, un contraddittorio. Il sistema è rodato, tutti allineati e coperti: la catena dell’omertà non abita solo nei testi di Camilleri.

Appare quindi una forzatura, per non dire altro, dichiarare, come fa l’avvocato Cesaro: “Se vi sono responsabilità queste sono ovviamente individuali”. Assolutamente no, una singola mela marcia non avrebbe potuto organizzare, gestire ed occultare, da sola, gli illeciti emersi dall’inchiesta. Non sarebbe stato possibile senza la reiterata connivenza e convenienza degli altri elementi della filiera. Di cos’altro c’è bisogno per vedere che il sistema era permeabile a qualsiasi stortura? Che la falsità nata da una persona filtrava indisturbata attraverso tutti i livelli superiori? Che  tali livelli, invece di controllare la fondatezza delle criticità, pretendevano delle falsità che le amplificassero?

Le relazioni false delle Assistenti Sociali sono solo uno dei metodi per pilotare l’allontanamento di un minore dalla famiglia d’origine. Dall’inchiesta emergono disegni contraffatti e condizionamento sistematico dei minori attraverso colpevolizzazioni, domande induttive e riscrittura dei ricordi, con modalità di ascolto del minore difficilmente distinguibili dall’interrogatorio di un adulto indiziato di reato. Per prevenire qualsiasi protesta di categoria va chiarito un aspetto: l’inchiesta per ora riguarda una minoranza di soggetti. Fino a prova contraria la maggior parte di sindaci, psicologi, assessori ed assistenti sociali lavora nel rispetto della legalità. Altrimenti se ogni filiera territoriale adottasse il “metodo Val D’Enza” i minori allontanati dalle famiglie sarebbero 3.000.000 invece dei circa 30.000 censiti dal Ministero del Lavoro. Resta il fatto che anche quei 30.000 vanno passati al pettine fino, vanno cercate eventuali irregolarità per verificare se, quanto e dove abbiano attecchito le teorie Foti/CISMAI.

Anche la “soluzione” prospettata dall’avvocato Cesaro deve però far riflettere: “serve a mio parere un miglior utilizzo di risorse ma anche una riflessione sulla specializzazione di tutti gli operatori coinvolti”. Le risorse umane ed economiche non c’entrano nulla. Anche se venisse raddoppiato l’organico delle assistenti sociali, l’assessore (che è e resta uno) non può chiedere condotte illecite alle persone che dirige e delle quali ha la responsabilità. Non può assegnare sempre e solo ad una struttura i percorsi metaterapeutici sui minori. Non può pilotare gli affidamenti a nuclei familiari amici. Non potrebbe farlo neanche se ricevesse il triplo dello stipendio che riceve oggi.

intercettazioniNemmeno la specializzazione c’entra qualcosa. Una psicologa non può togliere una bambina alla famiglia per adottarla lei stessa. Ed è psicologa, non usciere al Comune. Non si può parlare di errori commessi in buona fede, quindi solo a causa di scarsa specializzazione. Implementare la preparazione accademica c’entrerebbe se le condotte illecite fossero frutto di imperizia, incompetenza o inesperienza, invece l’elemento buona fede non compare nell’inchiesta “Angeli e Demoni”, dove chi ha sbagliato lo ha fatto sapendo di farlo. E lo ha fatto anche avendo lauree e master, grazie al delirio di onnipotenza che emerge da alcune intercettazioni: “… e cioè potevi anche dirgli che è sposato ed ha dei figli, cioè non si sa mai…”. Sono I. B. e F. M., entrambe indagate, neuropsichiatre dell’azienda sanitaria di Montecchio Emilia, intercettate mentre parlano del maresciallo dei Carabinieri che chiedeva documenti sugli affidi di Bibbiano. Erano consapevoli di poterlo minacciare facendogli capire che avrebbero potuto togliere i figli anche a lui.

L’importante insomma era decidere di togliere i figli ad una famiglia, poi il motivo si sarebbe trovato. Non è dunque un corso di specializzazione in più o in meno che può stroncare la filiera del malaffare. Utilizzando il clamore sollevato dall’inchiesta su Bibbiano, invece delle (a mio parere) inutili commissioni d’inchiesta, sarebbe opportuna una novella normativa. È il caso di prevedere un protocollo operativo che oggi non esiste, nonché rivedere gli articoli 330, 333 e 403 del codice civile, riformandoli per vincolare gli interventi di tutela del minore a regole definite. Per esempio la ricerca di elementi oggettivi a motivazione dei provvedimenti, il controllo da parte dell’autorità giudiziaria, il rispetto delle regole del giusto processo con il contraddittorio, i limiti temporali definiti e rispettati, e il consenso informato.


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